Biodegradabile e compostabile: differenze.

Biodegradabile e compostabile sono due parole usate spesso come sinonimi ma che in realtà hanno significati ben distinti. Un prodotto biodegradabile può essere scomposto da microrganismi, ma ciò non implica necessariamente che il prodotto possa essere considerato compost. Vediamo le differenze tra i due termini e cerchiamo di capire la relazione con i prodotti che usiamo tutti i giorni.

Biodegradabile È la proprietà di un materiale (a prescindere che sia di origine naturale o sintetico) di essere decomposto, in genere per l’azione di batteri, funghi o altri microorganismi. Nell’uso comune tale termine implica che il prodotto di tale processo siano sostanze non inquinanti, ma la biodegradazione non è sempre un processo accettabile dal punto di vista ambientale, anzi, le sostanze prodotte da tale processo possono risultare più pericolose del materiale di partenza.

Meccanismo di biodegradazione Il materiale biodegradabile organico funge da nutriente per i microorganismi presenti in natura (enzimi, batteri e funghi) che convertono tali sostanze organiche in sostanze inorganiche. Mentre la fotosintesi produce molecole organiche a partire da molecole inorganiche, la biodegradazione riduce le sostanze di partenza in costituenti più semplici (come anidride carbonica, acqua e ammoniaca) per riportarle a uno stadio inorganico. Il fenomeno della biodegradazione è molto importante per l’ambiente, che deve liberarsi dai rifiuti e dalle scorie per far spazio a nuova vita. Gli alberi, le piante, le alghe, ossia tutti gli organismi fotosintetici, grazie al sole, sono in grado di assorbire l’anidride carbonica presente nell’atmosfera e utilizzarla per sintetizzare le molecole organiche alla base della biosfera.

La fotosintesi è il processo inverso della biodegradazione

Tramite la catena alimentare il flusso di sostanze e di energia passa dalle piante (produttori) agli erbivori (consumatori primari) e da questi ai carnivori (consumatori secondari). Questo meccanismo si incepperebbe se non esistesse la possibilità inversa di liberare anidride carbonica a partire dalla materia organica morta, assicurando la circolazione di materia.

Materiali biodegradabili e materiali compostabili Perché un composto possa essere considerato biodegradabile è necessario che la natura sia in grado di decomporre il materiale in elementi semplici (acqua, anidride carbonica, sali minerali, ecc.) che vengono completamente assorbiti nel terreno senza danneggiare l’ambiente.
Detto in questi termini si potrebbe affermare che quasi tutti gli elementi siano biodegradabili in natura, anche gli idrocarburi, i prodotti farmaceutici, alcuni metalli pesanti e perfino la plastica. Ma allora quand’è che possiamo definirli propriamente biodegradabili, compostabili o entrambi? Ciò che fa davvero la differenza è la velocità con cui avviene questa trasformazione. Più il processo è lento e meno tali prodotti possono essere considerati eco-compatibili perché la natura non riesce a ottenere questa sintesi in maniera veloce.
I materiali organici di origine naturale sono in genere più facilmente biodegradabili rispetto ai materiali di origine sintetica che possono richiedere anche migliaia di anni per essere convertiti oppure perché a causa della loro natura chimica, non vengono scomposti totalmente. Le sostanze non assorbite dal terreno a causa della parziale decomposizione possono formare composti pericolosi il cui impatto ambientale è ciò che viene considerato “inquinamento”.
Le sostanze “non biodegradabili” più comuni sono la maggior parte delle materie plastiche formate principalmente da carbonio, idrogeno e ossigeno: elementi decomponibili singolarmente ma che uniti fra loro danno origine a una molecola troppo complessa per essere decomposta naturalmente.

La normativa europea ricalca questo principio e considera il tempo quale variabile discriminante per individuare ciò che è biodegradabile e compostabile da ciò che non lo è. Un prodotto può essere definito biodegradabile se è in grado di decomporsi al 90% entro 6 mesi, mentre può definirsi compostabile se può decomporsi del 90% in 3 mesi. Va da sé che tutti i prodotti compostabili siano anche biodegradabili, ma non sempre può accadere il contrario e cioè che i prodotti biodegradabili siano considerati sempre compostabili.

Compost Il compost è il risultato della decomposizione di un misto di materie organiche (come ad esempio residui di potatura, scarti di cucina o rifiuti da giardinaggio, ecc.) da parte di macro e microrganismi in condizioni particolari: presenza di ossigeno ed equilibrio tra gli elementi chimici della materia coinvolta nella trasformazione.
All’interno del cosiddetto ciclo dell’organico, il compostaggio è un processo biologico aerobico controllato dall’uomo che porta alla produzione di una miscela di sostanze (il compost) mediante l’azione di batteri e funghi.
Una volta prodotto può essere utilizzato come fertilizzante. Il suo utilizzo migliora la struttura del suolo e la disponibilità di elementi nutritivi (composti del fosforo e dell’azoto). Come attivatore biologico aumenta la biodiversità della microflora.

Il compost come fertilizzante L’utilizzo del compost come fertilizzante è alla base di alcune delle tecniche agronomiche definite “sostenibili” come per esempio la permacultura, l’agricoltura naturale, l’agricoltura biologica e l’agricoltura biodinamica.
Il trattamento del suolo con il compost è diffuso in tutte le tecniche colturali poiché l’aggiunta di sostanze organiche migliora le caratteristiche del suolo stesso.

Compostaggio industriale Su base industriale il compostaggio viene utilizzato per la trasformazione di scarti organici, come ad esempio la cosiddetta frazione umida dei rifiuti solidi urbani.
Il compostaggio industriale permette un controllo ottimale delle condizioni di processo (umidità, ossigenazione, temperatura, ecc.) e la presenza di eventuali inquinanti nella materia prima (ad esempio residui di metalli pesanti e inerti vari) o microrganismi patogeni viene eliminata tramite trattamenti meccanici e biologici.
Altre biomasse compostabili comunemente sfruttate sono i fanghi di depurazione e gli scarti della manutenzione delle aree verdi (compost verde).
La prima fonte del compost prodotto in Italia deriva dalla frazione umida, a seguire dagli sfalci e potature, da fanghi e il restante da altre biomasse.
Il compost ottenuto può venire quindi sfruttato sia in agricoltura che nel florovivaismo evitando il ricorso a concimi chimici.
La digestione anaerobica permette anche di ottenere del biogas utilizzabile come combustibile.

Tutti i prodotti il cui imballaggio ha le caratteistiche di essere compostato in questi impianti hanno l’etichetta OK COMPOST. Maggiori informazioni sulle certificazioni Pappèri CERTIFICAZIONI.

Compostaggio domestico Il compostaggio domestico è una procedura utilizzata per gestire in proprio la frazione organica dei rifiuti prodotti in casa (di origine prevalentemente alimentare). La diffusione del compostaggio domestico permette di ridurre peso e volume dei rifiuti solidi urbani che devono essere trasportati e smaltiti. In numerosi comuni italiani il compostaggio viene incentivato attraverso uno sconto sulla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urban. Alcuni comuni forniscono anche la compostiera o ne rimborsano l’acquisto.

Per maggiori informazioni su come realizzare una compostiera in casa, leggi l’articolo Compostaggio domestico.

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